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15/10/2008
L’urlo di Keiko, nonna-samurai:

Stage

 Stage di Ju Jutsu Kashima Shinto Ryu a Roma. Docente: Keiko Wakabayashi .

Sabato 18 ottobre eccezionale evento a Roma con uno Stage tenuto dalla
Maestra Keiko Wakabayashi (ormai famosa come "nonna-samurai" addestratrice
dei parà della Folgore) vedi articolo
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32656&sez=HOME_PERSONE .

Lo Stage, a numero chiuso, si svolgerà presso la palestra Obi il Ponte -
Laurentino - e per informazioni è possibile contattare la segreteria al n°
320.8733334 .

 L'articolo sotto riportato fa riferimento al quotidiano "Il Messaggero" di Roma

 

Keiko Wakabayashi

dal nostro inviato Francesca Nunberg
LIVORNO (11 ottobre) - La presa con tre dita anziché cinque. Il gomito che fa leva sulla schiena dell’avversario. I passi per “uscire” da un accoltellamento all’addome. E poi una serie di shimè, in italiano strangolamenti, di bloccaggi, agganci, proiezioni e rovesci che pare estrarre con grazia da un cilindro invisibile. A me gli occhi, e lo stende a terra. Guarda com’è facile, lui suda e lei sorride. E’ alta due terzi del suo allievo e pesa la metà, in fin dei conti non si tratta di forza bruta ma d’energia interiore, lo scintoismo la rende incisiva, la musica le dona armonia. Keiko Wakabayashi ha 77 anni, la chiamano nonna-samurai, ne aveva 8 quando alle elementari a Tokyo le facevano sentire i dischi registrati con il rombo degli aerei americani, e a seconda dell’attacco, con mitraglia, bombe a grappolo o quant’altro, i bambini dovevano scegliere una diversa modalità di fuga. Quella che si chiama scuola di vita. Lì ha imparato a cadere, qui s’è rialzata e ha appagato i suoi sogni.

E’ una cantante lirica, suona il pianoforte, con gli occhi truccati per vezzo femminile non sopito, dal 2001 l’anziana giapponese vive in Toscana e nella palestra Free Time di Cecina insegna arti marziali ai parà della Folgore. Fuori orario, sia chiaro, nessuno l’ha assoldata e anzi uno dei suoi allievi prediletti è Gabriele, un ragazzone che fa il serramentista, ma gli istruttori militari fanno la fila. «La signora è un pozzo di scienza - spiega il tenente colonnello Claudio Vanini, che l’ha “scoperta” nel 2000 e da allora sono inseparabili - Ci insegna tecniche assolutamente uniche, che poi elaboriamo e sviluppiamo in base alle nostre esigenze operative; tra dissuasive, parzialmente invalidanti, invalidanti e letali, i ragazzi vengono qui soprattutto per le prime. E se solo imparassero un decimo di quello che fa lei... Me ne avevano parlato e dopo averla vista all’opera, ho proposto ai militari allenamenti integrativi di autodifesa orientale.

Dopo due anni la squadra dei parà della Folgore ha vinto i Campionati militari di arti marziali settore judo e karate nelle edizioni 2002 e 2003 disputate a Ostia». Keiko è maestra di Aikido (ai=armonia, ki=energia, do=via; percorso per l’unificazione tra spirito e corpo) di altissimo livello, avendo avuto come istruttore nientedimeno che Kishiomaru Ueshiba, il figlio del fondatore di questa disciplina. E poi insegna Jujitsu, arte marziale di difesa personale che si pratica anche con l’uso di spade, bastoni e pugnali. Nonché altri accessori, vedi la fascia che i contadini giapponesi portano nelle risaie per bloccare il sudore, utilizzata come arma da soffocamento e gli shuriken, i micidiali dardi da combattimento ninja. Spiega Keiko, nel suo italiano vacillante e gentile, lei che sa leggere le mani e ama gli animali (è arrivata dal Giappone con 23 gatti, ai 3 rimasti si sono aggiunti un cane, un coniglio e due tartarughe): «L’aikido aiuta tutte le persone perché infonde sicurezza ed equilibrio.

Ma ai soldati serve per difendere la propria vita. Quando atterrano in zone di guerra non sanno dove andranno a cadere, non possono portare armi pesanti, ma con le arti marziali almeno imparano a difendersi. Io? Con voi italiani sono diventata molto più forte. Perché i giapponesi sono bassi, magri, esili anche se alti. Qui invece combatto con ragazzi tra i 100 e i 120 chili, prendo energia da loro... Il peso non è di ostacolo, come in Kung-fu Panda, avete visto il cartone no? L’orso diventa il migliore. Preferisco vivere in Italia, i giovani giapponesi si sono troppo americanizzati, spero di restarci per sempre, poi sono con mia figlia e mio nipote».

Prima di Keiko, vent’anni fa è arrivata il Italia la figlia Yoko, coreografa della compagnia di teatro danza di Micha van Hoecke, sede a Rosignano Solvay. E le due donne ora abitano lì, in campagna, in casa hanno un kamidana, il piccolo altare domestico scintoista. E’ lunedì sera e la piccola Keiko arriva in palestra a Cecina col borsone e le sue armi, lo shinai (la spada di bambù) il bokuto (la spada di legno), il naginata (lunga lama ricurva), pesa 58 chili, è alta 1 e 59, si inginocchia sul tatami, inchino di saluto e si comincia. Stasera gli allievi sono cinque, un’ora e mezzo di esercizi, bloccaggi, cadute («Le proiezioni attive e passive sono già una forma di difesa personale, è l’alfabeto delle arti marziali», spiega Vanini), prese e dimostrazioni.

Alla fine le dicono arigato mashitasu, grazie di averci insegnato, lei si veste in fretta, di nero come una ragazzina, corre a cena: «Adoro il pesce e la mozzarella, tutti i formaggi, anche la pasta e la pizza», dice questa donna d’altri tempi, o forse proprio di questi, originalissima sintesi d’Oriente e Occidente. Racconta la figlia Yoko: «Mia madre ha sempre sognato di vivere in Italia, è riuscita a raggiungermi nel 2001 quando è morta mia nonna. In Giappone faceva la cantante lirica ma voleva diventare pianista, ora studia ancora pianoforte e canto, si occupa della casa, dell’orto, degli animali, e soprattutto insegna nelle due palestre di Cecina e Rosignano. Il suo obiettivo? Certo non la popolarità televisiva, che pure la diverte. Ma crescere, trovare sè stessa, imparare a combattere annullando le energie degli altri». Se la volete incontrare, il 17 ottobre condurrà uno stage in una palestra romana, il 25 sarà a Livorno per la Festa dei paracadutisti. E non fate caso a quello sguardo così freddo e distaccato mentre allena i suoi ragazzi: Keiko discende da una famiglia di samurai, sembra che guardi nel vuoto, ma guarda dentro.

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